Categoria:elettrosmog

Il caso degli orologi impazziti a Catania

Qualche mese fa a Catania, e in tutta la Sicilia, è stato documentato uno strano fenomeno: per molti giorni consecutivi gli orologi digitali hanno fatto balzi in avanti di 5-10 minuti, con punte di 15-20 minuti al giorno. Anche i display digitali di sveglie, videoregistratori, forni, sono impazziti come se avessero deciso di mettere fretta ai siciliani.

Lasciamo da parte subito ipotesi apocalittiche e scenari minacciosi o rivolta delle macchine. Qualcuno ha lanciato l’ipotesi che l’accelerazione del tempo digitale sia causata dal magnetismo dell’Etna. Un’ipotesi smentita della scienza:
Secondo il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo “prima di tutto si deve accertare se stiamo parlando di fatti o di leggende metropolitane”. In ogni caso, il professore esclude “interazioni con anomalie magnetiche del vulcano. A livello mondiale non c’è alcun precedente di eventi analoghi e comunque le anomalie magnetiche non influenzano le attività umane. Forse è il caso di controllare la rete elettrica”.

E sembra che giallo degli orologi impazziti abbia una spiegazione più semplice: sbalzi di corrente elettrica, a causa delle operazioni di manutenzione del cavo sottomarino che aggancia la Sicilia alla Calabria.
Similmente  a Canneto di Caronia, in provincia di Messina, tirarono in ballo il magnetismo anche per gli impianti elettrici che prendevano fuoco…mentre li pare che siano coinvolte esercitazioni militari (fate una ricerca sulla Rete)
Insomma mai sottovalutare la potenza delle attività umane…



Commento alla pubblicazione dell’Interphone sulla correlazione cellulari-tumori

Mentre la televisione ci invita ad andare in vacanza con la tariffa per parlare al telefono senza limiti e la internet-key per chattare sulla spiaggia, viene pubblicata una ricerca per farci dimenticare il costo che queste tecnologie hanno sulla salute. Ma è facile smentirla. Riporto un comunicato stampa da  da www.elettrosensibili.it .

20/05/2010 – Interphone, le associazioni denunciano: “L’assenza di risposte certe favorisce solo l’industria”

Roma, 20 maggio 2010 – Sono stati finalmente pubblicati i risultati del più grande studio mai effettuato sui rischi di tumore connessi all’uso dei cellulari. Condotto da un team di ricercatori di 13 paesi, Interphone ha analizzato 2,708 casi di glioma e 2,409 di meningioma con 5.634 controlli, arrivando alla [solita] conclusione che sono necessarie ulteriori ricerche.

Secondo le associazioni questa prima pubblicazione collegiale dell’Interphone, uscita in ritardo di cinque anni sul previsto a causa dei dissidi interni tra i ricercatori delle nazioni partecipanti, non aggiunge nulla ai lavori precedenti usciti sotto la medesima etichetta: il 90% dei valori di rischio sui meningiomi (tumori cerebrali benigni) e il 90% di quelli sui gliomi (tumori cerebrali maligni) indicherebbero un effetto protettivo dell’uso dei cellulari, effetto che gli stessi autori ritengono impossibile, attribuendo questo dato ad una lunga serie di errori e condizionamenti del protocollo usato.
“Se, però, dai dati complessivi si scorporano quelli relativi al gruppo di soggetti con i livelli più elevati di utilizzo dei cellulari, allora si osserva che il 90% dei valori di rischio in questo gruppo per i meningiomi e il 100% dei dati per i gliomi indicano incrementi statisticamente significativi (almeno un raddoppio) dell’incidenza di tumori cerebrali”, commenta oggi il prof. Angelo Gino Levis, già membro permanente della Commissione Tossicologica Nazionale, della Commissione Oncologica Nazionale e consulente di parte del manager di Brescia che di recente ha avuto il riconoscimento di malattia professionale per essersi ammalato di tumore dopo aver usato per oltre dieci anni il cellulare. “L’osservazione dell’aumento del rischio per questi tipi di tumore, inoltre, è in accordo con le analisi dei dati (compresi quelli di Interphone) del gruppo di ricercatori svedesi, guidati da Lennart Hardell dell’Università di Örebrö, ma le conclusioni di Interphone attribuiscono anche questi incrementi agli stessi errori e condizionamenti del protocollo da loro stessi usato”.
“Questi risultati sull’aumento doppio del rischio per meningiomi e glomi sono stati fatti propri anche dall’Associazione Italiana degli Oncologi Medici (AIOM) in una monografia del 2007, ma Interphone conclude che sono necessari altri studi per stabilire in modo definitivo se l’uso dei telefoni mobili sia o meno causa di tumori alla testa – conclude il prof. Levis – e, perciò, chissà quanto altro tempo passerà prima che Interphone certifichi quello che ormai da molto tempo è sotto gli occhi di tutti”.
“Negli ultimi cinque anni ci sono state molte critiche ad Interphone in merito all’affidabilità dei casi intervistati – ricorda la dr.ssa Anna Zucchero, medico e Presidente dell’Associazione Italiana Elettrosensibili – molti, infatti, non riuscivano a ricordare per quanto tempo avessero usato il cellulare e da che lato della testa; nel gruppo di controllo sono stati inseriti, peraltro, gli utilizzatori dei telefoni cordless, apparecchi che hanno effetti biologici assimilabili a quelli dei cellulari, creando così una distinzione discutibile tra i due gruppi analizzati”.
“La tecnica di creare confusione, incertezze statistiche e di appellarsi alla necessità di ulteriori ricerche è tipica della ricerca finanziata dall’industria; quest’ultima ha tutto l’interesse a prendere tempo per conquistare spazi di mercato prima che si stabilisca un consenso sulla certezza del rischio”, commenta la dott.ssa Francesca Romana Orlando, giornalista e Vice Presidente dell’Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale. “Quando si cita uno studio, bisogna sempre ricordare anche chi lo ha finanziato – aggiunge la dott.ssa Orlando – dal 2001 ad oggi Interphone è costato 19.2 milioni di euro, di cui 3.74 pagati dalla Commissione Europea, 5.5 milioni di euro dall’industria dei cellulari e da altre fonti”.
Le associazioni ricordano che, tra i co-finanziatori dell’Interphone, risultano, infatti, il Mobile Manufacturers Forum, ente che unisce 12 tra le principali compagnie di telefonia mobile mondiali, la GSM Association collegata alla Wi-Fi Alliance, che assembla più di 300 industrie interessate alla telefonia mobile e ai servizi wireless, e la Canadian Wireless Telecommunications Association, associazione di categoria dei produttori di tecnologie per le comunicazioni senza fili. Anche i programmi di ricerca dei singoli paesi che hanno partecipato all’Interphone sono stati finanziati dalle compagnie di telefonia mobile locali: per esempio Obhur, T-Mobile, Vodaphone, Three nel Regno Unito; l’Australian Center for Radiofrequency Bioeffects Reserach e dalla Telstra Australia in Australia; Orange, France Telecom in Francia; il German Mobile Phone Research Program in Germania e Tekes in Finlandia, associazione che raggruppa le compagnie telefoniche locali.
Le associazioni concludono che, per chi mette al primo posto il principio di precauzione e la salute pubblica, le evidenze prodotte da scienziati indipendenti come quelli del Gruppo Bioinitiative sono ancora tali da far scoraggiare fortemente l’uso del cellulare, particolarmente nei bambini, perché hanno un sistema neurologico ancora in formazione, e negli adolescenti visto che diversi ricercatori sostengono che, prima si utilizza il cellulare, maggiore è il rischio di tumori alla testa.

Per interviste al prof. Angelo Gino Levis contattare il tel. 049-8750240 o gli altri contatti per la stampa:
Francesca Romana Orlando e Silvia Bigeschi
Vice Presidente di A.M.I.C.A.
Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale
Casella Postale 3131 – 00121 Roma – Tel. 0572-767884
amica@infoamica.it – www.infoamica.it

Anna Zucchero
Presidente dell’Associazione Italiana Elettrosensibili
via Cadorna n°5 35123 Padova – Tel. 041.908951
presidente@elettrosensibili.it – www.elettrosensibili.it

Arch. Laura Masiero
Presidente dell’Associazione per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog (A.P.P.L.E.)
Riviera Mussato 103 – 35139 Padova (PD) – Tel. 049 8750240
info@applelettrosmog.it – www.applelettrosmog.it



il caso dei cellulari e la moria delle api

Nel precedente post avevo riportato il caso raro di un politico che si preoccupa di problemi di salute. La sua nota fa riferimento ad un articolo recente pubblicato su Current Science, un bollettino collegato all’Accademia delle Scienze indiana. Cercherò di riassumere i risultati e i metodi di questa ricerca.

I ricercatori hanno collocato due telefoni cellulari accanto ad un alveare, e li hanno tenuti accesi per mezz’ora al giorno. Per controllo, hanno osservato cosa succedeva in un alveare accanto al quale erano stati collocati soltanto cellulari finti. Dopo tre mesi, il isultato: molte meno api operaie sono riuscite a tornare nell’alveare con i cellulari veri. Vi si erano drasticamente ridotte sia la deposizione di uova da parte della regina sia la produzione di miele.
I ricercatori dell’Università del Punjab sostengono che l’elettrosmog, anche se di modesta entità, può interferire con la biologia delle api, dal momento che all’interno del loro corpo c’è della magnetite.
E’ da notare che stato sufficente mantenere i due cellulari semplicemente accesi per mezz’ora al giorno in standby, cioè alla minima potenza! Riporto infine il link all’articolo completo in formato Pdf.